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Sento e vivo con lo stomaco.
(e parlo aprendo un sacco di parentesi)
Stamattina ero nel traffico a bordo della mia Clio nera pagata a rate, da circa un’ora avevo impattato contro la dura verità di essere più ricco di tantissima gente che vive intorno a me. Mi sono messo a riflettere sulle misere condizioni di vita di persone che a cinquant’anni devono per forza di cose (a conti fatti) vivere a casa coi genitori, condividere camere da letto e bagni.
L’ho pensato perché se io vivo con altre tre persone, com’è che vivono quelli che guadagnano 15.000 euro all’anno? E com’è che vivono quelli che ne guadagnano 12.300?
Mi sono domandato come fanno queste persone ad arrivare a fine mese, come fanno a mettere il diesel alle loro automobili. Poi mi sono domandato, come fanno i dipendenti di un bar a guadagnare 1.000 euro al mese se il capo ne guadagna 1.200 lordi. E mi sono risposto che si tratterà sicuramente del risultato di qualche calcolo complesso, tipo quelli che spiegavano al corso di Analisi Numerica 3 durante il quale mi addormentavo.
Anche perché altrimenti sarebbe inspiegabile, per quale motivo gli orafi dovrebbero svegliarsi tutte le mattine, aprire i loro negozi e stare dietro a un banco per 700 euro al mese? E i tassisti, come fanno a rientrare di un investimento di 120.000 euro per la licenza se per otto ore al giorno guadagnano 800 euro al mese?
Tutte queste domande mi hanno fatto girare la testa, perché da persona che ha studiato matematica mi sono sentito ignorante, non capivo, ero disorientato a bordo della mia utilitaria francese, mi mancava un pezzo, una variabile: dov’è che, di preciso a Roma, regalano le Mercedes?